Lo sappiamo, quando sei in cantiere bloccare una attività o rimandarla è una scelta difficilissima. Ma ci sono casi in cui è necessario fermare tutto! In questo articolo vediamo quando la posa del parquet è impossibile e quali sono le condizioni che rendono consigliabile fermarsi e rimandare la posa di un pavimento in legno.

Quando va evitata la posa del parquet?

 
Occorre essere accorti quando si posa il legno

La messa in opera di un pavimento in legno è una delle operazioni più delicate per chi costruisce o ristruttura una abitazione. Necessita di molte accortezze  per evitare problemi immediati o futuri.
 

Evita problemi futuri e FERMATI se sei in uno di questi casi

Ma in alcune situazioni la posa non è proprio possibile. 
In questi casi è necessario sospendere le operazioni e intraprendere interventi per risolvere le questioni.
Vediamo quali sono questi casi in cui è bene non procedere con la posa.

 

Le principali situazioni che ostacolano la posa del parquet

Quando dovresti fermare i lavori? 
Ecco un elenco delle cause che poi approfondiremo nel corso dell'articolo: 

Buona lettura!

 

Posa parquet incollata in una casa a Malo Vicentino

Eccessiva umidità del massetto: non si può posare il parquet

Premessa: le caratteristiche che deve avere il massetto

Il massetto deve essere (1) maturo e (2) asciutto.
Quando, in edilizia, parliamo di "maturità" di un calcestruzzo intendiamo che deve essere passato un periodo sufficiente di tempo per permettere l'indurimento del manufatto in cemento. Nel caso di un massetto tradizionale, cioè realizzato in sabbia e cemento, senza particolari additivi, devono essere trascorsi almeno 21 giorni per la maturazione del massetto da quando è stato ultimato. 

 

Per il parquet l'umidità deve essere inferiore al 2%

Ma se questo periodo di tempo è sufficiente per la posa di una piastrella, non lo è per la posa di un pavimento in legno. Infatti, in questo caso, oltre alla maturazione è necessario che il massetto sia asciutto e cioè che l'umidità contenuta  - sempre nell'ipotesi di massetto tradizionale in sabbia e cemento senza additivi - sia inferiore al 2%.

Attenzione, questa impossibilità vale sia per il pavimento in legno incollato che per il flottante (galleggiante).

Scopri la posa dei parquet flottanti: Posa pavimento flottante in legno
 
Senza impianto a pavimento: tempi lunghi o additivo rapido

Nel caso di massetto che non incorpora l'impianto a pavimento occorrerà attendere i tempi di asciugatura che, a seconda dello spessore, possono richiedere dai tre ai 4 mesi per uno spessore di 4/5 cm. (generalmente si considera un mese di attesa per ogni centimetro di massetto). 
Esistono anche dei massetti ad asciugamento rapido che permettono di ridurre notevolmente i tempi di asciugatura. Nel caso di massetto non radiante sono praticamente obbligatori per non perdere mesi di attesa durante la costruzione/ristrutturazione.

 

Con l'impianto a pavimento serve il ciclo di pre-accensione

Se, invece, il massetto incorpora un impianto di riscaldamento a pavimento è necessario che questo venga acceso e venga effettuato lo shock termico per espellere l'umidità ed i tempi diminuiscono notevolmente.

Se hai dubbi sul tuo massetto o vuoi evitare errori prima della posa del parquet, vieni a trovarci nei nostri showroom: possiamo verificare insieme la situazione e consigliarti la soluzione più corretta.

  • Gambellara (VI) – Viale Europa 2-4

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  • Sommacampagna (VR) – Via Bussolengo 8/c

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Approfondisci l'argomento: Legno ed umidità nel massetto

Pavimento in legno posato in casa nuova a Vicenza

Umidità degli intonaci e delle opere in muratura

 
Fondamentale misurare l'umidità ambientale 

La posa di un pavimento in legno è strettamente legata alle condizioni ambientali del cantiere. Non è sufficiente che il massetto sia asciutto: anche l’aria degli ambienti deve avere livelli di umidità corretti.

 

Se gli intonaci sono freschi: aspetta!

Per questo motivo, la posa degli elementi lignei non deve essere eseguita quando nei locali — o anche nei vani adiacenti — è presente un’elevata umidità ambientale. Una situazione molto comune, ad esempio, si verifica quando sono stati appena realizzati intonaci, rasature o tinteggiature: materiali che rilasciano umidità per giorni o settimane.

 

Si misurano entrambe le % di umidità

Prima di iniziare la posa, il posatore professionista effettua sempre una verifica completa. Oltre a controllare l’umidità del supporto (come il massetto o un pavimento esistente), misura anche l’umidità dell’aria, perché è proprio l’equilibrio tra questi due fattori a garantire la stabilità del parquet nel tempo.

 

Nel caso ventilare e/o riscaldare

Se i valori rilevati sono troppo elevati, è necessario rimandare la posa. In questa fase è fondamentale favorire l’asciugatura degli ambienti: si può intervenire ventilando bene i locali durante le giornate calde e secche, oppure utilizzando strumenti specifici come deumidificatori professionali. Nei mesi più freddi può essere utile anche l’impiego di generatori di calore, sempre gestiti con attenzione per non creare sbalzi eccessivi.

 

Perchè è necessario aspettare? 

Un ambiente troppo umido, infatti, compromette qualsiasi tipo di posa. In queste condizioni non è possibile procedere né con un parquet flottante né con una posa incollata, perché il legno assorbirebbe umidità in modo non controllato, con il rischio di deformazioni, rigonfiamenti o problemi nel tempo.

Scopri la differenza tra parquet flottante e parquet incollato: Legno flottante o incollato?

Posa parquet in rovere a Vicenza

Mancanza dei serramenti:  non si posa il parquet!

La fretta è (sempre) cattiva consigliera!

La posa del parquet  non può essere eseguita in assenza dei serramenti. Può sembrare un aspetto scontato, ma nella pratica di cantiere ci troviamo molto spesso a gestire richieste di posa in abitazioni dove finestre e porte-finestre non sono ancora state installate, magari perché il serramentista è in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Pensare di recuperare i ritardi posando il parquet in queste condizioni è una pazzia. 

 

Inutile tentare di riparare gli ambienti con il nylon 

In questi casi molti pensano che sia sufficiente chiudere provvisoriamente i fori finestra con teli in nylon o pannelli in legno. È vero che queste soluzioni possono impedire l’ingresso diretto della pioggia e quindi proteggere il massetto o eventuali superfici già posate, ma non sono assolutamente sufficienti per garantire le condizioni necessarie alla posa del parquet.

 

Oltre all'umidità fare attenzione alle temperature

Il problema principale, infatti, non è solo l’acqua visibile, ma l’umidità ambientale e gli sbalzi di temperatura. Senza serramenti e vetri installati, l’ambiente non è protetto: l’umidità entra liberamente, le condizioni climatiche interne sono instabili e il legno, che è un materiale vivo, reagisce immediatamente a queste variazioni.

 

Sono sufficienti balconi o tapperelle?

Per questi motivi anche la presenza di elementi come persiane, scuri o balconi (che certamente possono limitare l’ingresso dell’acqua) non è detto siano in grado di creare un ambiente controllato. Per poter posare correttamente un pavimento in legno è indispensabile che l’edificio sia “chiuso”, cioè dotato di serramenti completi di vetro, in modo da stabilizzare temperatura e umidità.

 

Meglio attendere e posare quando le condizioni lo consentono

In assenza di queste condizioni, la posa non deve essere eseguita. Come nel caso di un massetto troppo umido o di un’eccessiva umidità ambientale, anche senza serramenti non è possibile procedere, né con una posa incollata né con un parquet flottante, perché il rischio di deformazioni e problemi futuri è troppo elevato.

Scopri il costo della posa del parquet: Costo posa pavimenti in legno

Parquet posato in una nuova casa in legno a Vicenza

Temperatura degli ambienti troppo bassa o troppo alta

Attenzione agli sbalzi e agli eccessi

Quando si prevede una posa incollata del parquet, sia su massetto sia su un pavimento esistente, è fondamentale prestare molta attenzione alla temperatura degli ambienti. Non deve essere né troppo bassa né eccessivamente elevata, perché questo influisce direttamente sul comportamento del collante.


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Il problema è (anche) il collante

In condizioni non idonee, infatti, l’adesivo potrebbe non reagire correttamente: a temperature troppo basse il processo di indurimento rallenta o si blocca, mentre a temperature troppo alte il collante può asciugare troppo rapidamente, compromettendo l’adesione e la stabilità del pavimento nel tempo. Ma una temperatura troppo fredda o troppo calda ha conseguenze anche sulle tavolette del parquet. 

 

In quale intervallo di temperature si posa? 

Per questo motivo, generalmente si evita la posa quando la temperatura dell’ambiente è inferiore ai 12°C o superiore ai 27°C. Restare all’interno di questo intervallo permette al collante di lavorare nelle condizioni corrette, garantendo una presa efficace e duratura. Non si posa se l'impianto radiante a pavimento è acceso perchè la temperatura sul massetto è superiore al range appena indicato. 

 

E in caso di posa flottante? 

Nel caso di posa flottante, il problema è meno critico perché non si utilizzano adesivi. Tuttavia, anche in questo caso è importante evitare condizioni estreme: temperature troppo basse o troppo alte possono comunque influenzare il comportamento del legno e dei materiali di supporto, con possibili conseguenze sulla stabilità del pavimento.

Leggi quali sono i passaggi utili alla posa del tuo pavimento: La sequenza corretta per la posa dei pavimenti in cantiere

Posa parquet su piastrelle esistenti ad Arzignano, Vicenza

Impianto di riscaldamento a pavimento: shock termico e poi spento!

 
Prima si accende per fare lo shock termico

Come vedremo meglio nel paragrafo successivo, una volta che il massetto è maturo si procede con lo shock termico. L'impianto però dovrà essere spento prima di procedere con la posa del pavimento.

 

E poi si spegne per incollare il parquet

Infatti non possiamo incollare il parquet su di un massetto che incorpora un riscaldamento quando quest'ultimo è acceso e funzionante perché la temperatura superficiale del massetto sarebbe troppo elevata per consentire un corretto indurimento del collante. L'impianto va spento ed il massetto si deve raffreddare (cosa che richiede almeno 1 giorno ma per sicurezza meglio attendere 2 giorni).

 

Le accortezze per sposare parquet e impianto di riscaldamento a pavimento:  Il massetto su impianto di riscaldamento a pavimento

Posa parquet a spina ungherese in un attico a Vicenza

Shock termico non eseguito: il parquet non si posa

 
Lo shock termico è necessario

In caso di impianto a pavimento la posa del pavimento in parquet si potrà eseguire solamente dopo che è stato correttamente eseguito il ciclo di accensione e spegnimento dell'impianto a pavimento (il cosiddetto "ciclo di collaudo" o "shock termico").

Scopri il parquet adatto all'impianto a pavimento: Quali pavimenti in legno per un impianto a pavimento?

 

Anche d'estate!

Anche qui ci capita di trovare clienti ed idraulici convinti che lo shock termico si debba fare solamente in inverno, mentre in estate "con il caldo che c'è, l'umidità se ne va da sola". Non è così: sia le normative che l'esperienza ci dicono che quando non si esegue lo shock termico si incorre in conseguenze anche gravi per cui senza il ciclo di pre-accensione dell'impianto il parquet non si posa, tassativo!

Lo shock termico va fatto sempre, sia nel caso di pavimento incollato che di pavimento flottante. 
Lo prevede la normativa: per maggiori info clicca su dettagli qui sotto. 

 
Dettagli

Perché non si posa il parquet con il riscaldamento a pavimento acceso 

Quando si posa un parquet sopra un impianto di riscaldamento a pavimento non si tratta solo di buona pratica, ma di un comportamento richiesto anche dalle normative tecniche di riferimento.

La norma principale è la UNI 11371 (“Massetti per parquet e pavimentazioni di legno – Proprietà e caratteristiche prestazionali”), che stabilisce chiaramente che, prima della posa, il massetto deve essere:

  • asciutto
  • stabile
  • e soprattutto in condizioni termiche adeguate

In presenza di impianti radianti, la stessa norma prevede l’esecuzione del cosiddetto ciclo di accensione o shock termico, proprio per verificare il corretto funzionamento dell’impianto e stabilizzare il massetto.

 

L’impianto va spento prima della posa del parquet

Un punto fondamentale, spesso sottovalutato, è che dopo lo shock termico l’impianto deve essere spento.

La normativa (oltre alle linee guida dei produttori di parquet e collanti) è chiara: la posa deve avvenire con impianto non in funzione, perché il massetto deve trovarsi in condizioni di equilibrio con l’ambiente.

Se l’impianto è acceso:

  • la temperatura superficiale del massetto è troppo elevata
  • il collante non lavora correttamente
  • il legno viene posato in condizioni non stabili

Questo è in contrasto anche con quanto indicato dalla UNI EN 14342, norma di prodotto per i pavimenti in legno, che richiede condizioni ambientali idonee durante la posa e l’esercizio.

 

Il problema del collante (secondo normativa e produttori) per parquet

Le schede tecniche dei collanti (che hanno valore normativo applicativo) indicano chiaramente:

  • temperature minime e massime di utilizzo
  • condizioni di posa standard

Se il massetto è caldo perché l’impianto è acceso:

  • il collante può indurire troppo rapidamente
  • oppure non sviluppare correttamente l’adesione

Questo compromette la posa e può portare a distacchi nel tempo.

 

Il ruolo del ciclo termico di pre-accensione (secondo la UNI 11371)

La UNI 11371 prevede esplicitamente che, in presenza di impianti radianti:

  1. si esegua il ciclo di riscaldamento graduale
  2. si mantenga la temperatura per alcuni giorni
  3. si proceda allo spegnimento
  4. si attenda il raffreddamento completo del massetto

Solo dopo questo ciclo si può procedere con la posa.

Questo passaggio è fondamentale perché:

  • elimina l’umidità residua attorno ai tubi 
  • stressa e quindi stabilizza il massetto
  • evita stress (e movimenti) successivi

 

Quanto tempo bisogna aspettare dopo lo shock termico?

Non esiste un tempo “rigido” identico per tutti i cantieri, ma le buone pratiche (e le indicazioni tecniche) prevedono che:

  • l’impianto venga spento
  • il massetto si raffreddi completamente
  • la temperatura si allinei a quella ambiente

Generalmente servono almeno 24–48 ore, ma il dato reale dipende da:

  • tipo di impianto
  • spessore del massetto
  • condizioni climatiche

 

Anche la posa flottante lo richiede 

Nel caso di parquet flottante, la posa è meno "pericolosa" non c’è il problema del collante ed il pavimento viene lasciato libero di muoversi. 

Tuttavia, sia la UNI EN 14342 sia le linee guida dei produttori raccomandano comunque:

  • condizioni ambientali stabili
  • assenza di sbalzi termici
  • impianto non attivo durante la posa

Perché il legno reagisce comunque alla temperatura.

 

Posa parquet su impianto a pavimento in un attico a Vicenza

Massetto non idoneo: il pavimento in legno non si posa!

E' necessario verificare alcune condizioni fisiche del massetto

Prima di poter dare l'ok alla posa del pavimento in legno occorre sottoporre il massetto ad una serie di prove per testare che sia: compatto, di adeguato spessore, rigido, con una ottima durezza superficiale e con un quantitativo di umidità non oltre certi limiti. 

 

Attenzione al bleeding

Ma bisogna anche fare attenzione che il massetto non presenti  fenomeni di bleeding (si dice che non deve spolverare/sfarinare). Nel caso di massetto che spolvera in superficie occorre stendere un primer che ne consolidi la superficie altrimenti si presenteranno distacchi di tavolette di parquet con il collante sul retro, chiaro sintomo che il collante non è riuscito ad aggrappare sul massetto ma si è ancorato sulla polvere. Ovviamente nel caso di posa flottante il problema del bleeding del massetto non si pone.

 

Il massetto è la base del tuo pavimento: se non è perfetto, anche il parquet migliore può dare problemi. Se vuoi un parere tecnico prima di procedere con la posa, contattaci o passa a trovarci.

Ti aspettiamo nei nostri showroom:

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Scopri cosa devi tenere conto: Massetto: 12 controlli prima della posa
Dettagli
Verifica della stagionatura e della stabilità dimensionale

Il primo controllo riguarda la maturazione del massetto. Prima della posa il supporto deve aver completato, o quasi completato, il proprio ritiro igrometrico e deve trovarsi in una condizione dimensionalmente stabile. La normativa tecnica e la manualistica specializzata richiamano infatti la necessità che il massetto sia “maturo” e “stabile”, perché gran parte dei problemi successivi del parquet nasce da movimenti del supporto che proseguono dopo la posa.

Questo significa che non basta attendere un numero generico di giorni. La maturazione dipende dal tipo di massetto, dallo spessore, dal dosaggio d’acqua, dalle condizioni climatiche, dalla ventilazione e dall’eventuale presenza di impianto radiante. I massetti tradizionali confezionati in cantiere hanno tempi molto diversi rispetto ai premiscelati a rapida asciugatura; per questo la verifica finale non può basarsi solo sul calendario di cantiere ma deve sempre essere confermata da controlli oggettivi, a partire dall’umidità residua.

 

Verifica dell’umidità residua del massetto

Il controllo più noto, ma anche il più frainteso, è quello dell’umidità residua. Per i massetti destinati a parquet la verifica deve essere eseguita con igrometro al carburo, secondo quanto richiamato dalla UNI 10329; la letteratura tecnica che applica la UNI 11371 e la UNI 11515-1 indica infatti questo metodo come il riferimento attendibile per misurare l’umidità in tutto lo spessore del massetto.

Per la posa di pavimenti in legno, i valori normalmente richiesti sono i seguenti: nei massetti cementizi e a leganti speciali l’umidità residua deve essere non superiore al 2%; nei massetti a base di solfato di calcio, cioè in anidrite, deve essere non superiore allo 0,5%. Questi valori sono richiamati sia nelle sintesi tecniche allineate alla UNI 11371 sia in quelle riferite alla UNI 11515-1. Nel caso di massetti radianti o raffrescanti molti protocolli applicativi e diverse schede tecniche adottano limiti ancora più restrittivi, ad esempio 1,7% per i cementizi radianti e 0,2% per quelli in anidrite radianti. Questi valori, però, vanno sempre verificati con il sistema realmente in uso: tipo di massetto, produttore del supporto, adesivo, parquet e capitolato. È corretto quindi presentarli come valori tecnici frequentemente adottati, non come soglie universali da applicare senza verifiche. Un altro punto importante è il campionamento. La misura non va fatta in modo casuale o in un solo punto “comodo”, ma in più zone rappresentative, soprattutto dove il massetto è più spesso, meno ventilato o potenzialmente più umido: vicino alle pareti perimetrali, in prossimità di porte-finestre, accanto ai bagni, sopra impianti e nei punti in cui i tempi di asciugatura possono essere stati più lenti. La ragione è semplice: il parquet reagisce al punto peggiore, non alla media del locale. Questo criterio di prudenza è coerente con l’impostazione delle norme e della buona tecnica.

 

Controllo dell’assenza di umidità di risalita

Misurare l’umidità residua non basta se sotto il massetto esiste il rischio di apporti d’acqua permanenti o intermittenti. La normativa tecnica richiede infatti che il massetto sia adeguatamente protetto da umidità proveniente dagli strati sottostanti e dall’ambiente. In altre parole, il supporto deve essere asciutto non solo “oggi”, ma anche protetto da future risalite.

Per questo bisogna verificare la stratigrafia: presenza o assenza della barriera al vapore, corretta esecuzione dello strato separatore, condizioni del solaio, eventuali locali umidi sottostanti, pavimenti controterra o piani seminterrati. Se il massetto è controterra e manca una barriera efficace al vapore, la posa del parquet è ad alto rischio anche se la misura del carburo, in quel momento, sembra accettabile. La tecnica normativa insiste molto su questo punto: il supporto deve essere protetto da apporti di umidità, non semplicemente “asciutto al momento della prova”.

 

Controllo della planarità

Un altro controllo fondamentale è la planarità. La guida tecnica allineata alla normativa indica che la verifica si esegue con una staggia di almeno 2 metri, appoggiata sul massetto in più direzioni; la tolleranza citata è di 2 mm sotto staggia da 2 m, valore che costituisce il riferimento più ricorrente per supporti destinati a rivestimenti sensibili come il legno.

La planarità è decisiva sia nella posa incollata sia in quella flottante. Se il massetto presenta gobbe, avvallamenti o pendenze non previste, nella posa incollata si rischiano zone con letto di adesivo irregolare e trasferimento non uniforme dei carichi; nella posa flottante si possono creare flessioni anomale, rumorosità, cedimenti localizzati e tensioni sulle giunzioni. Un supporto fuori piano, insomma, non è solo un problema estetico: è un problema prestazionale. Quando la planarità non è conforme, il massetto deve essere regolarizzato con prodotti idonei e compatibili con il successivo sistema di posa. Non bisogna mai “compensare” grosse irregolarità con l’adesivo del parquet: il collante non è un rasante.

 

Controllo della compattezza e della coesione

La compattezza del massetto è un requisito espresso chiaramente nella manualistica tecnica conforme alla normativa. Un massetto idoneo deve essere omogeneo in tutto lo spessore e non deve presentare zone friabili, farinose o a bassa densità. La presenza di strati superficiali deboli è un segnale di cattiva confezione, e può causare distacchi del parquet o rotture del supporto stesso.

In cantiere la compattezza viene preliminarmente valutata con prove pratiche, ad esempio battitura con mazzuolo e verifica dell’eventuale formazione di impronte, sgranamenti o suono sordo. La coesione superficiale, invece, si osserva anche passando una mano o uno strumento abrasivo: se il massetto spolvera, si sfarina o si scalfisce troppo facilmente, non è pronto a ricevere il parquet. Nei casi dubbi o nei cantieri più importanti è opportuno integrare la valutazione con prove strumentali di resistenza superficiale o di adesione a trazione, soprattutto se si prevede una posa incollata di grande formato o un uso gravoso degli ambienti. La EN 13813, per i materiali premiscelati per massetti, classifica i prodotti in base a resistenza a compressione e a flessione, e questo aiuta a leggere correttamente le prestazioni attese dal supporto.

 

Verifica delle resistenze meccaniche

Il massetto deve avere resistenze meccaniche adeguate all’uso previsto e al tipo di rivestimento. Le guide tecniche di settore ricordano che, come regola generale, per ambienti residenziali si considera appropriata una resistenza a compressione di almeno 20 MPa, mentre in ambiti più gravosi si sale tipicamente ad almeno 30 MPa. Questi valori derivano dalla tecnica di buona pratica per i massetti destinati alla posa di pavimentazioni.

Per i materiali premiscelati la EN 13813 fornisce la classificazione delle prestazioni, ad esempio con sigle del tipo CT-C20-F5, dove “C” indica la resistenza a compressione e “F” quella a flessione. Questa classificazione non sostituisce il controllo di cantiere, ma è utile per sapere che tipo di massetto è stato realizzato e quale prestazione nominale ci si può aspettare dal materiale.

Va poi ricordato che non conta solo la resistenza “del prodotto”, ma quella del massetto reale, così come è stato eseguito in cantiere. Un buon premiscelato usato male, con troppa acqua o scarsa compattazione, può generare un supporto mediocre. Per questo il controllo tecnico prima della posa deve sempre combinare documentazione di prodotto e verifica effettiva sul posto.

 

Verifica delle fessurazioni

Le fessurazioni vanno sempre valutate con attenzione. La documentazione tecnica allineata alla UNI 11371 distingue tra cavillature superficiali non passanti, che possono essere ammesse se non compromettono la durezza superficiale, e fessure vere e proprie, che invece non sono accettabili senza un adeguato intervento di ripristino.

Occorre capire se si tratta di un ritiro superficiale, di una lesione passante, di una crepa stabile o ancora “attiva”, di una fessura in corrispondenza di giunti o di tubazioni, o di un fenomeno legato a cedimenti del sottofondo. La semplice presenza di una crepa non dice tutto: bisogna leggerla. Se la fessura è passante, ampia, mobile o diffusa, il massetto può non essere idoneo alla posa finché non venga riparato o rifatto. Il controllo è innanzitutto visivo, ma deve essere accompagnato da una valutazione tecnica della causa. In un articolo tecnico conviene sottolineare che non tutte le crepe si “stuccano e basta”: alcune richiedono cuciture, consolidamenti, riprese strutturali o rifacimenti parziali.

 

Controllo della durezza superficiale e della finitura

Il massetto non deve essere solo resistente “dentro”, ma anche adeguato “in superficie”. Una pelle superficiale troppo debole, lisciata male, con lattime di cemento, bleeding o polvere incoerente può compromettere l’adesione del primer e del collante. Le sintesi tecniche riferite alla UNI 11371 evidenziano proprio la necessità di verificare durezza superficiale, compattezza e assenza di strati deboli.

Nei massetti in anidrite la documentazione tecnica segnala la necessità della levigatura superficiale, generalmente entro breve tempo dalla realizzazione, per rimuovere la pellicola superficiale e preparare correttamente il supporto alla posa successiva. Anche alcuni cementizi autolivellanti, in presenza di pellicola superficiale o bleeding, possono richiedere carteggiatura o preparazione meccanica prima del consolidamento e della posa.

 

Controllo della pulizia del supporto

Un massetto destinato a parquet deve essere pulito. Sembra banale, ma non lo è. Tracce di gesso, polvere, oli, vernici, residui di lavorazioni, parti friabili, boiacca superficiale, colle o vecchi prodotti di cantiere possono compromettere in modo grave l’adesione dei sistemi successivi. Le guide tecniche sulla preparazione dei supporti insistono sulla necessità di rimuovere tutto ciò che può interferire con il legame tra supporto e rivestimento.

Nel caso di posa incollata, questo controllo è determinante. Non basta che il massetto “non sia sporco a vista”: deve essere tecnicamente pulito e pronto a ricevere primer e adesivo. Quando necessario, la superficie va aspirata, levigata, pallinata o fresata, a seconda della natura del difetto.

 

Controllo dello spessore e della stratigrafia

Un controllo completo deve includere anche il controllo dello spessore del massetto e della sua corretta stratigrafia. Le prestazioni del supporto dipendono infatti non solo dal materiale, ma anche dal modo in cui è stato costruito: massetto aderente, desolidarizzato, galleggiante o radiante. Le guide specialistiche ricordano che lo spessore deve essere coerente con la tipologia di massetto e con il traffico previsto in esercizio.

Questo controllo è importante soprattutto nei punti critici: soglie, passaggi impiantistici, cambi di spessore, zone sopra tubazioni e raccordi tra locali. Se lo spessore è insufficiente o irregolare, aumentano il rischio di cavillature, rotture e deformazioni. Nei massetti radianti, inoltre, va verificato con particolare attenzione il copriferro sopra le tubazioni e la corretta esecuzione dello strato che distribuisce il calore.

 

Controllo dei giunti e delle fasce perimetrali

Spesso trascurato nei testi divulgativi, il controllo dei giunti è invece centrale in un articolo tecnico. Bisogna verificare la presenza, il corretto posizionamento e la continuità dei giunti strutturali, di frazionamento e perimetrali. Il parquet non deve “annullare” i giunti del massetto quando questi hanno funzione strutturale o di controllo dei movimenti. Inoltre, nei massetti galleggianti e radianti è fondamentale che siano state previste correttamente le fasce comprimibili perimetrali, così da consentire i movimenti senza trasmettere tensioni alle pareti.

Se i giunti sono stati trascurati o eseguiti male, il rischio non riguarda solo il massetto: anche il parquet può subire sollecitazioni anomale e manifestare aperture, rigonfiamenti o distacchi.

 

Controlli specifici nei massetti radianti

Quando sotto il parquet c’è un impianto radiante, i controlli aumentano. Oltre a umidità, compattezza e planarità, bisogna verificare che sia stato eseguito il ciclo di accensione o shock termico e che il massetto, dopo il ciclo, sia stato riportato a condizioni termiche adatte alla posa. La documentazione tecnica riferita alla UNI 11371 e alla UNI 11515-1 richiama espressamente la necessità di eseguire il ciclo e di considerare il massetto radiante come una tipologia che richiede particolare attenzione.

Il controllo non è solo formale. Bisogna chiedere e conservare il verbale o la dichiarazione di esecuzione del ciclo, verificare i tempi di raffreddamento e accertare che la posa non avvenga con impianto acceso. È un punto delicatissimo, perché temperatura elevata del supporto, umidità non perfettamente stabilizzata o riaccensione troppo aggressiva dopo la posa sono tra le cause classiche di contestazioni sul parquet.

 

Quando il massetto non è conforme

La normativa tecnica e la manualistica applicativa non si limitano a dire “conforme/non conforme”: prevedono anche la valutazione di interventi di ripristino quando le caratteristiche richieste non sono pienamente presenti. Le sintesi tecniche riferite alla UNI 11371 e alla UNI 11515-1 citano, per esempio, consolidamento e impermeabilizzazione come possibili interventi correttivi in presenza di difetti compatibili con il recupero.

Qui però bisogna essere molto precisi. Non tutto è recuperabile. Un massetto troppo umido può in alcuni casi essere trattato con sistemi barriera, ma non sempre; un massetto in anidrite, per esempio, ha limitazioni specifiche e richiede verifiche più caute. Un massetto fessurato in modo diffuso, o debole in tutto lo spessore, spesso non va “curato”: va rifatto. La differenza tra ripristino e rifacimento non è commerciale, ma tecnica.

Altri casi in cui il parquet non si può posare

Ci sono altre situazioni in cui il parquet non si può posare o in cui non è consigliato posarlo. Per esempio quando in cantiere ci sono ancora troppi operatori al lavoro o troppi lavori ancora da ultimare.
Facciamo qualche esempio:

  • Se, per esempio, hai intenzione di far fare un controsoffitto in cartongesso meglio farlo fare prima della posa del parquet. In alternativa dovrai preccuparti di proteggerlo adeguatamente da impalcature o da cadute accidentali di profili ed utensili.
  • Il montaggio dei termosifoni è un altro dei lavori che andrebbe fatto prima della posa del parquet. Se decidi di farlo fare successivamente accertati che chi li installi protegga il pavimento e non appoggi direttamente cassette degli attrezzi o corpi radianti sul legno.
  • La tinteggiatura delle pareti va sicuramente eseguita prima del parquet. I posatori non rovineranno le pareti mentre è possibile che inavvertitamente i pittori possano provocare danni al legno rovesciando il colore o spostando lo scaletto.
  • Se una parte dei pavimenti va eseguita in piastrelle di ceramica occorre prima posare le piastrelle e solo dopo andare a posare il parquet.
  • Le prese elettriche e gli interruttori vanno montati prima del parquet perchè nel farlo gli elettricisti potrebbero far cadere pezzettini di intonaco sul pavimento che rischia di graffiarsi.

Insomma devi cercare di far eseguire per prime le lavorazioni che potrebbero compromettere il tuo pavimento in legno e posare quest'ultimo solo dopo che il cantiere non presenta più rischi.

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