Pavimento in legno e tarli

C'è da preoccuparsi per il nostro legno? 

25/10/2018

Gli insetti xilofagi, principalmente tarli e termiti, nell'immaginario collettivo rappresentano la principale motivazione per cui un elemento il legno si può degradare o rovinare. È così anche per i moderni pavimenti in legno?

sezione di una briccola veneziana forellata
Argomento Wiki
Pavimenti in Legno

Pavimenti in legno

Da quasi 50 anni posiamo pavimenti in legno in tutta la provincia di Vicenza e di Verona ed abbiamo avuto un solo caso di comparsa di tarlo su un pavimento in legno.  Il caso, avvenuto 6 anni fa a Montebello Vicentino, si è manifestato con la comparsa di 4 forellini in altrettante tavole site in punti perimetrali del pavimento in corrispondenza delle porte. Il ricordo di quel caso è ancora vivo ed è il motivo che mi spinge a parlarne in questo articolo. 

Trattandosi di una scelta molto rustica il legno aveva all'interno dell'alburno che, come vedremo, è l'unica parte che il tarlo attacca. Questo caso, seppure unico su migliaia e migliaia di pavimenti in legno posati, ha comportato, ovviamente, rilevanti problematiche per la nostra azienda ed un danno economico di proporzioni immense. Noi garantiamo 10 anni i nostri pavimenti il che ha significato la necessità di dover sostenere il costo della completa sostituzione del pavimento comprensivo delle spese di smontaggio e rimontaggio dei mobili, il costo del soggiorno in Hotel qui a Vicenza per il periodo dei lavori, il costo di ritinteggiatura dell'abitazione... insomma ci siamo trovati a dover sostenere un danno veramente notevole. Senza contare il danno psicologico ed il disagio che il cliente ha dovuto subire.

Il problema è stato radicalmente risolto ma comprenderete che questo evento ci abbia reso estremamente sensibili sull'argomento e abbiamo cercato di approfondire cause, sintomi, caratteristiche e soluzioni e siamo anche arrivati ad alcune conclusioni. Cercheremo, in modo estremamente sintetico, di riferire quanto abbiamo imparato. 

Legno: cause di degrado

La quasi totalità dei casi di marcescenza negli elementi in legno, siano essi pavimenti, solai, travi etc, avviene per attacchi fungini, fenomeno che viene anche detto "carie del legno" che nulla ha a che vedere con gli attacchi di tarli e termiti che rappresentano, invece, una minima causa di deperimento. Le termiti, ad esempio, non sono diffuse in tutta la penisola, anzi si concentrano in alcune zone d'Italia e prediligono ambienti privi di luce in cui attaccano solamente il legno raggiungibile direttamente dal terreno. Non sono mai causa di deperimento di pavimenti, solai o coperture a meno che, ribadiamo, questi elementi siano a contatto con il terreno. Premesso che non stiamo facendo un trattato di entomologia, per cui perdonateci la sintesi, la seconda famiglia di insetti xilofagi sono i tarli : questi fanno solitamente danni molto limitati e sono eliminabili abbastanza facilmente con dei trattamenti anche superficiali, che impediscano "l'ingresso" dell'insetto nel legno.

Concludendo la parentesi sulla marcescenza da attacco fungino, che non è oggetto di questo articolo, va evidenziato che questa avviene quando l'umidità del legno è superiore al 20%, percentuale che è di gran lunga superiore a quella presente nei pavimenti in legno che per normativa hanno una umidità compresa tra 7 e 11 %, per cui anche questa causa va eliminata dalla lista di cause di degrado dei pavimenti in legno. 

Rimangono quindi solo i tarli. 

Il tarlo del legno

Perchè il tarlo possa aggredire il legno devono verificarsi tre condizioni:

a) ci deve essere ancora del cibo presente nel legno

b) ci deve essere ossigeno

c) ci deve essere acqua

L'ossigeno è indispensabile al tarlo in quanto organismo vivente. Se togliamo ossigeno nessun insetto può sopravvivere. Quando scriviamo che ci vuole acqua significa che un legno eccessivamente secco non può essere attaccato dal tarlo e, la cosa più importante, ci deve essere cibo. 

Quello che interessa al tarlo sono le sostanze zuccherine e gli amidi che si trovano all'interno del legno, o meglio che si trovano nella parte di alburno del legno, la parte di più recente formazione e che costituisce il sistema di trasporto della linfa dal terreno alla chioma. Ebbene i tarli si cibano dei residui di appetitose sostanze zuccherine che trovano nell'alburno. 

Proteggere il legno dal tarlo

Una prima protezione è quella naturalmente presente nella pianta che produce tannini, sostanza che rende estremamente sgradevole agli insetti rosicchiare il pavimento in legno. Alcune essenze, in questo, sono più valide di altre. Ma la natura non basta, per questo vengono utilizzate tre differenti azioni protettive:

a) CHIMICA

La protezione chimica fa leva sull'utilizzo di agenti biocidi come la permetrina, i sali di boro o il creosoto. Chiaramente l'utilizzo del pavimento in zona notte, magari sovrapposto ad un impianto di riscaldamento a pavimento, rende la soluzione chimica una delle meno apprezzate anche se la più economica. Va aggiunto che legni lavorati nel sud est asiatico potrebbero essere trattati con sostanze davvero nocive per chi poi abita il pavimento in legno

b) TERMICA

Il trattamento termico è più compatibile con un utilizzo del pavimento all'interno di una abitazione e rispetta la maggiore sensibilità per i temi del sick building o della bioarchitettura. Un moderno trattamento in autoclave porta ad elevata temperatura l'assicella di legno che verrà utilizzata per costruire il prefinito eliminando completamente le sostanze zuccherine e gli amidi. Questo è, ad esempio, il sistema che utilizza Bauwerk, l'azienda che noi utilizziamo per i pavimenti in legno.  Eliminando il cibo per gli insetti, il pavimento risulterà non appetibile. 

c) DI SUPERFICIE

Il trattamento di protezione della superficie è altrettanto importante: il tarlo non gradisce una verniciatura "seria". Un pavimento in legno verniciato con 7 mani di vernice antigraffio di ultima generazione rappresenta una barriera difficilmente valicabile anche per il più famelico degli insetti. 

d) IL SUPPORTO

Un supporto di Abete è più attaccabile (vedi tabella più avanti) rispetto ad un supporto in HDF che è assolutamente impermeabile ed inattaccabile dagli insetti. Sul supporto si veda anche l'articolo del collega Roberto.

Dipende anche dall'essenza del legno...

Le specie legnose possono essere classificate in base alla resistenza "naturale" ai tarli. Abbiamo confezionato questa tabella 

Resistenza naturale ai tarli

1 Molto resistente Doussiè, Iroko, Teak
2 Resistente Castagno, Rovere, Robinia
3 Moderatamente resistente Larice, Pino silvestre, Douglasia
4 Poco resistente Abete rosso

E se il tarlo, comunque, riesce ad infiltrarsi ? 

Una soluzione ottimale, e definitiva, è quella di abbinare un trattamento termico effettuato con un sistema a microonde che va a scaldare direttamente il pavimento, con un trattamento chimico. In sostanza si tratta di ripetere le fasi a) e b).

Molte sono gli operatori in grado di porre in essere questi trattamenti: a titolo di esempio indichiamo qualche sito internet: è sufficiente ricercare su google "trattamenti antitarlo microonde" per trovare decine di operatori specializzati. All'interno di questi siti si trovano molte informazioni sull'argomento tarli ma quasi tutte relative a travi vecchi o solai in legno o mobili antichi: rarissime le notizie su pavimenti prefiniti aggrediti da insetti.

Il protagonista

Torniamo alla vicenda che ci ha introdotto a questo argomento. Ho cercato di capire, visti gli elementi qui sopra, quali fossero i motivi che hanno provocato l'attacco dei tarli al pavimento che ho suddiviso in fattori esogeni e fattori endogeni: i primi sono i fattori esterni che non dipendono da noi e che sono difficili da condizionare i secondi sono i fattori endogeni, sui quali potevamo agire modificando l'esito finale. 

Iniziamo da questi ultimi: il legno era un rovere, quindi "resistente" ma presentava delle parti di alburno. Queste sono attaccabili dagli insetti. Se evitavamo di vendere la selezione con alburno l'esito poteva essere differente. I 4 forellini erano presenti solo nell'alburno. 

Lo strato di supporto era in abete, essenza poco resistente. Se avessimo scelto un supporto in HDF - cosa che da allora consigliamo sempre - il problema probabilmente non sarebbe sorto. 

Per quanto concerne i fattori esogeni: i 4 forellini erano vicini alle porte. Il sospetto è che il tarlo fosse presente nella cassamorta (controtelaio) della porta che è quasi sempre in abete. Non mi risulta che questi controtelai vengano trattati contro i tarli, nè termicamente nè chimicamente. Probabilmente questi sono stati l'origine primitiva del fenomeno. 

L'umidità ambientale riscontrata era elevata: è normale nelle case nuove che ci sia un po' più di umidità ma i forellini erano presenti su due locali in cui non c'era ricambio d'aria e c'erano i primi segni di condensa negli angoli. La casa era in classe A, quindi estremamente isolata, ma priva di ventilazione meccanica. Un ambiente umido, lo abbiamo visto inizialmente, è ideale per i tarli. 

Riassumendo: un legno senza alburno, con un supporto in HDF, dei locali più areati e dei controtelai trattati (non mi risulta ne esistano in commercio) non avrebbero consentito il verificarsi del fenomeno e avrebbe evitato tutte le conseguenze.

Sergio Girardi - Fratelli Pellizzari

Specializzazione: Responsabile tecnico di cantiere

Lascia un tuo commento

I tuoi dati saranno mantenuti privati e non saranno mai mostrati pubblicamente.
Dichiaro di aver letto l’informativa ex art. 13 dlg 196/03 e di accettare i termini in essa esposti (dettagli). I dati raccolti a seguito della compilazione del presente modulo possono essere utilizzati per rispondere alle richieste degli utenti. Il messaggio inviato verrà pubblicato secondo le norme stabilite nel regolamento del sito. La compilazione del modulo è facoltativa ma per la pubblicazione è necessario inserire un proprio indirizzo email valido.
Selezionando questa casella autorizzo Fratelli Pellizzari S.P.A. ad utilizzare i dati inseriti per il successivo invio di comunicazioni commerciali e di marketing.

Forse ti potrebbe interessare...