L'impermeabilizzazione: una sicurezza

"Noi non sappiamo dove passa l'acqua,
ma l'acqua sa dove deve passare" 
- Antico proverbio sardo -

10/25/2018 - 16:38

La Fratelli Pellizzari impermeabilizza le abitazioni dei suoi clienti da molti anni, ma quali sono le modalità ed i materiali da utilizzare? Quali i pregi ed i vantaggi delle varie opzioni? Esamineremo tecniche e tecnologie per proteggerci dalle infiltrazioni.

Pavimenti per esterno ed impermeabilizzazioni

Impermeabilizzare solai, terrazzi o tetti è una operazione delicata: le infiltrazioni di acqua all'interno delle abitazioni provocano danni importanti. Occupandoci di pavimentazioni esterne ci troviamo spesso ad interagire con membrane, resine o plastiche che hanno la funzione di proteggere le abitazioni dall'acqua.

Nei casi in cui non siamo chiamati a curare le impermeabilizzazioni ci vengono comunque chieste, dal cliente o dall'applicatore, informazioni sulle caratteristiche per confrontare le varie tipologie disponibili presso i nostri negozi.  

Cercheremo di rispondere, con questo approfondimento, alle classiche domande che un cliente si pone quando deve affrontare una nuova costruzione o una ristrutturazione in ambito di infiltrazioni:
Come si impermeabilizza un terrazzo?
È sufficiente una guaina bituminosa oppure è necessario proteggere anche il massetto con una membrana spatolabile?
Quanto costa?

 

Impermeabilizzazione: tecniche e materiali

ALL'INIZIO FU IL BITUME

La storia recente dell'impermeabilizzazione deve molto al Bitume. Questo materiale impermeabilizzante, principalmente sotto forma di asfalto colato, vanta certamente una storia millenaria ma solo nei primi decenni del ‘900 si sviluppa il suo impiego estensivo in edilizia che lo vede tuttora protagonista. In quegli anni infatti nascono le impermeabilizzazioni a bitume distillato, una miscela prodotta dalla distillazione degli idrocarburi più leggeri, come il benzene.

Il materiale però era troppo rigido e fragile al freddo, si scoprì allora che la stabilità chimico-fisica migliorava con l’ossidazione e proprio grazie a questo processo industriale si ottenne un bitume stabilizzato, colabile direttamente sulle superfici da impermeabilizzare.

DAL PLASTICO BITUMINOSO ALLA CARTA BITUMATA

Questo nuovo prodotto, conosciuto come asfalto colato, comportava l’impiego di bitumi di prima distillazione miscelati a filler di diverse granulometrie, dalla sabbia al carbonato di calcio al nerofumo, così da donare all’impermeabilizzazione elasticità e plasticità. La sua preparazione comportava una complessa organizzazione quindi si trovò un’altra soluzione però più complessa e costosa, cioè il cosiddetto “plastico bituminoso” che consiste nel mescolare il bitume distillato con fibretta di amianto.

Nei primi anni ’60 si hanno però forti problematiche nella realizzazione di asfalti a causa del impoverimento della materia prima disponibile e delle competenze degli applicatori, quindi inizia a diffondersi l’utilizzo dei cartoni bitumati in cui il bitume ossidato, una volta fuso e spalmato in opera alternandolo a fogli di carta pre-bitumata, riesce ad ovviare almeno parte delle problematiche.

 

Impermeabilizzazione: le membrane in rotolo

LA RIVOLUZIONE: IL ROTOLO

Intorno alla metà degli anni ’60 si assiste a un evento rivoluzionario per l’intera storia dell’edilizia moderna: la comparsa sul mercato delle prime membrane impermeabilizzanti prefabbricate.

Negli stessi anni l’industria chimica ha fatto molto scoperte, ad esempio la compatibilità fra bitume distillato e polimeri come il polipropilene atattico (APP) scoperto nel 1954 o lo stirene butadiene stirene (SBS) che vengono utilizzate per nuove miscele a base bituminosa modificata e per cicli di produzione che consentiranno di riunire in un prodotto industriale matrice impermeabilizzante e armatura.

Vetroasfalto, Derbit, Polyglass sono alcuni dei nomi che hanno reso possibile il rotolo: una miscela bituminosa, calandrata in grandi fogli armati in velovetro e soprattutto poliestere, facilmente applicabile con il sistema a fiamma che tuttora la fa da padrone.
 

 

Impermeabilizzazione: i sintetici

Nel decennio che intercorre tra gli anni ’60 e primi ’70 da altri paesi europei, come Germania e Francia, giunge una nuova tecnologia potenzialmente concorrenziale a quella delle membrane prefabbricate a base bituminosa, che vanta di essere migliore per facilità di gestione e praticità di posa: quella dei manti sintetici. PVC e polietilene si diffondono superando i primi problemi applicativi fino a dare vita a una generazione di prodotti dalle caratteristiche e prestazioni eccellenti.
Si fanno strada anche nuove soluzioni e tipologie di prodotti come geotessili, geosintetici e geocomposti che trovano impiego in ingegneria civile e idraulica.

 

Impermeabilizzazione: alternative

Intorno alla metà degli anni ’70 compaiono sul mercato gli impermeabilizzanti a base bentonitica. Sono costituiti da fogli di cartone a struttura ondulata in cui veniva immessa polvere di bentonite tramite un sistema a setaccio vibrante. Erano prodotti molto pratici dal punto di vista della messa in opera in orizzontale, il problema era quando si utilizzavano in verticale perché denunciavano grossi limiti soprattutto nella posa controterra. Per risolvere questi problemi uscì una seconda generazione di manufatti: i materassini, costituti cioè da due strati di tessuto in polipropilene, reciprocamente saldati mediante agugliatura, all’interno dei quali si trova polvere di bentonite.

Fu il primo passo verso una forma di prefabbricazione dei manufatti che però non risolveva ancora tutti i potenziali problemi applicativi. Per questo fu progettata una terza generazione di prodotti: le bentoniti pregelificate, costituiti da una lamina di gel di bentonite di sodi o accoppiata con due specifici geotessili, prodotta con un sistema di preattivazione con acqua demineralizzata e densificazione della massa pregelificata.

 

Impermeabilizzazione: i cementizi

Anche gli impermeabilizzanti a base cementizia hanno iniziato a diffondersi. La prima famiglia fu quella dei cementi osmotici che nel tempo si è ampliata fino a comprendere i formulati. Utilizzabili su supporti come calcestruzzo, laterizio e pietra, questi prodotti hanno forte potere di adesione, elevata curabilità e buona resistenza alle sollecitazioni meccaniche e all’invecchiamento. Sono usati per l’impermeabilizzazione di muratore contro terra, opere idrauliche e molto altro.

Una famiglia di soluzioni a base cementizia, le membrane cementizie elastiche, stanno avendo un grossissimo successo grazie alla loro consistenza liquida e spatolabile che ne consente l’utilizzo, importantissimo nel nostro settore, per proteggere il massetto prima della posa della ceramica in esterno. Tali membrane spatolabili richiedono una certa competenza per la posa ed è sempre raccomandabile l’utilizzo degli accessori (bandelle perimetrali ad esempio) per un risultato a regola d’arte.

Per approfondire questo argomento si consiglia di consultare il Pdf scaricabile "aquastop" al termine di questo articolo. 

 

Impermeabilizzazione: novità recenti

Gli ultimi due decenni ha visto la crescita di contenuti tecnologici, proprietà e prestazioni dei materiali impermeabilizzanti.

  • Nuove mescole e formulazioni hanno migliorato ad esempio la flessibilità a freddo: nuove armature composite cioè miste di rete di vetro e poliestere hanno fornito una buona resistenza al punzonamento. 
  • Nuove protezioni superficiali in scaglie di ardesia riducono l’esposizione della membrana alle radiazioni solari. 
  • Le membrane autoadesive evitano l’uso della fiamma libera e l’incorporazione diretta nella membrana impermeabilizzante di moduli fotovoltaici che permette di riunire in unico componente i due elementi.


Impermeabilizzazioni: la normativa

Il settore delle membrane impermeabilizzanti a partire dal 1980 aveva un insieme di norme dettagliato, sia per la classificazione e le specifiche di prodotto (UNI 8629 e UNI 8898), sia per i metodi di prova (UNI 8202) necessari per verificare il soddisfacimento dei requisiti stabiliti nelle specifiche. Con l’avvio della marcatura CE delle membrane ed il conseguente aggiornamento dei metodi di prova agli standard europei di riferimento, a partire dal 2001 ci sono stati molti metodi di prova sostituiti con quelli europei. I lavori di redazione delle nuove norme europee hanno visto una partecipazione italiana attiva e costante. Con il coordinamento all’UNI, le maggiori industrie italiane che operano nel campo delle impermeabilizzazioni hanno preso parte direttamente all’attività del CEN ed hanno contribuito a condurre positivamente a termine il lavoro.

Alla normativa in materia di prodotto in questi ultimi anni si è affiancata una dettagliata disciplina relativa alla formazione degli operatori addetti al settore delle impermeabilizzazioni, codificata sotto la sigla UNI 11333 e articolata in tre parti. La parte 1 disciplina processo e responsabilità nella formazione e qualificazione degli addetti, la parte 2 è dedicata alle prove di abilitazione alla posa di membrane bituminose, mentre la parte 3 disciplina la prova di abilitazione alla posa di membrane sintetiche di PVC o TPO.

Si aggiunge a queste, la recente UNI 11540 dedicata alla manutenzione delle coperture realizzate con membrane flessibili.

 


Leggi anche: "Una realizzazione con la membrana impermeabilizzante PRODESO" >>

 


 

Scarica la guida Aquastop Nanoflex by kerakoll

Scarica la guida alle membrane bituminose di Index

Specializzazione: Responsabile tecnico di cantiere

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