Caratteristiche di un buon cappotto

"Oggi sono stato in un bar ho chiesto qualcosa di caldo e
mi hanno dato un cappotto
."

(Groucho Marx)

25/10/2018

Un buon cappotto garantisce importanti risparmi energetici, un migliore comfort abitativo e consente di ottenere il 65% della spesa sotto forma di agevolazioni fiscali, ma è necessario fare attenzione alle installazioni "artigianali": il cappotto va realizzato rispettando una serie di cautele e accortezze. Solo così avrete la garanzia della durata e della performance. 

cappotto termico lana di roccia Vicenza
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Cappotto termico

Cappotto termico: le caratteristiche fondamentali

Per avere in inverno una confortevole casa calda non basta una fonte di calore, più o meno potente, se pavimento e pareti sono gelide: la sensazione non è piacevole.
Il medesimo concetto vale anche per il fresco durante l'estate: un getto di aria fresca in viso non attenua il disagio prodotto dal calore emanato da un involucro caldo.
Provate a pensare, ad esempio, a quanto è sgradevole la sensazione che si prova in un'automobile lasciata al sole d’estate: anche l’aria condizionata a manetta non allevia il malessere.

Proprio per questo oggi è sempre più importante la progettazione dell'involucro: tetto, pareti, infissi devono ridurre la dissipazione termica ed essere in grado di apportare sensibili van­taggi in termini di comfort abitativo. Insomma l’isolamento corretto dell’involucro dell’abitazione contribuisce in modo fondamentale a migliorare il comfort abita­tivo. 

 

Cappotto termico e risparmio energetico

Il 40% dell'energia assorbita da una nazione è quella della gestione del clima degli edifici residenziali e commerciali.

Questo dato rende, in modo drammatico, l'idea di come un buon isolamento non solo migliori l’efficienza energetica dell'edificio ma incida drasticamente sui risparmi. Senza contare l'emissione di CO2.

La combinazione di questi due fattori - risparmio energetico ed attenzione ambientale - hanno reso centrale il tema dell'efficientamento energetico degli edifici, ed il cappotto è uno degli interventi che meglio possono contribuire ad efficientare un edifici, secondo solo all'isolamento del tetto che ha benefici ancora superiori. 

 

Cappotto termico: diffusione recente 

Ideato oltre 40 anni fa e diffuso soprattutto nel nord Europa è la soluzione per eccellenza per coibentare edifici civili, industriali di servizio, nuovi o pre-esistenti. In Italia la diffusione è piuttosto recente e, partendo dalle città più fredde del nord Italia si sta diffondendo anche nelle nostre zone, della pianura padana. 

 

Che cos'è un cappotto?

La tecnica dell'isolamento a cappotto consente la corretta coibentazione termica e acustica dell’involucro di un edificio ed elimina i ponti termici. Come si realizza e quali sono i componenti del cappotto ?

La tecnica consiste nell’applicazione sulle pareti esterne degli edifici di appositi pannelli isolanti successivamente ricoperti da malte adesive rasanti che possono essere precolorate o su cui si provvederà a stendere lo strato di finitura che proteggerà il manufatto dalle intemperie.

 

I ponti termici nel cappotto

Una delle caratteristiche peculiari del "cappotto" è il fatto di poter essere applicato in continuo e quindi anche in corrispondenza degli elementi struttu­rali, con correzione dei ponti termici.

In questo modo la struttura di supporto entra in un vero e proprio sistema di "quiete termica" grazie alla riduzione delle tensioni, de­rivanti dagli sbalzi termici, che agirebbero sulle superfici senza protezione.

Grazie a questo sistema infatti è possibile ottenere chiusure ad alto livello prestazionale che sfruttano in modo efficace l'inerzia termica della muratura in modo da ottenere un miglior controllo delle temperature interne e una sensibile riduzione dei consumi energetici.

 

Ma che cosa sono i ponti termici?  

I ponti termici, causa di cali della temperatura superficiale rispetto alle aree adiacenti, possono dare luogo ad extra perdite di calore e/o a condensa, soprattutto nel caso in cui l’umidità dell’aria all'interno degli ambienti sia mantenuta su livelli eccessivamente elevati. I ponti termici possono essere dovuti a disomogeneità ge­ometrica o alla disomogeneità materica entrambe dovute alla differenza tra l’area della superficie disperdente sul lato interno e su quello esterno dell'involucro edilizio e alla ri­duzione dello spessore dei materiali costituenti il pacchetto di involucro.

Si possono classificare i ponti termici in base alla loro estensione e tipologia:
► ponti termici lineari (cordoli,travi aggetti, pilastri, davanzali passanti ecc.)
► ponti ter­mici puntuali (attacco pavimento-soffitto dei pilastri, travi A sbalzo, ancoraggi a strutture esterne).

Per quanto riguarda invece la quantificazione degli effetti dei ponti termici esi­stono differenti metodologie di calcolo come l'abaco dei ponti termici della norma UNI EN ISO 14683:2008, il calco­lo del flusso termico bidimensionale e tridimensionale della norma UNI EN ISO 1021 1:2008 o i sistemi derivanti dai metodi di analisi numerica dei software di progettazione.

 

Come il cappotto li risolve?

Una buona progettazione degli edifici debba mirare non solo alla riduzione dei valori di trasmittanza termica, ma anche all'eliminazione, per quan­to possibile, dei ponti termici.

A questo scopo il sistema di rivestimento a cappotto offre l’indubbio vantaggio della possibilità e facilità di collocare lo strato isolante sulla faccia esterna della muratura di tamponamento, realizzando così una coibentazione che, se opportunamente dimensio­nata, neutralizza gli effetti termici sfavorevoli derivanti dalle eterogeneità geometriche e materiche presenti nella co­struzione.

 

Quali pannelli per un buon cappotto? 

Il pannello isolante è quello che dà alla struttura il grado di isolamento termico desiderato, rappresentato dalla sua trasmittanza U (W/m2K). I materiali coibenti più frequentemente utilizzati per i pannelli da applicare sulle pareti esterne sono:
► EPS (Polistirene Espanso Sinterizzato),
► Polistirene Estruso, Sughero,
► Calcio silicato,
► Fibra di legno ed, infine, il nostro preferito,
► la Lana di roccia.

Di particolare importanza è anche lo spessore dei pannelli che deve essere studiato al fine di garantire il raggiungimento della prestazione minima, richiesta dalle normative vigenti, in relazione alle specifiche zone climatiche.

 

Il miglior isolante per il cappotto: il potere coibente

Il primo fattore che contribuisce all’isolamento termico è lo spessore del materiale: ad uno spessore maggiore inevitabilmente corrisponde una maggiore coibentazione. Nei casi in cui è possibile sarebbe preferibile scegliere, indipendentemente dal materiale, spessori consistenti.

Il potere coibente dei materiali termoisolanti è legato al valore della ‘conducibilità termica’ (lambda: “λ”).
Più piccolo è il valore della λ maggiore sarà il potere isolante del materiale. Di conseguenza per isolare bene la propria casa conviene optare per materiali con una bassa conducibilità termica.


Il miglior isolante: lo sfasamento termico

Un altro fattore da considerare è lo sfasamento termico, ovvero il tempo (in ore) impiegato dal calore per passare attraverso un materiale e raggiungere conseguentemente l’interno dell’abitazione.
I materiali ad elevato sfasamento termico permettono, soprattutto durante il periodo estivo, che il picco di calore esterno possa giungere all’interno dell’abitazione dopo molte ore (verso sera) in modo tale che per raffrescare l’ambiente basti aprire le finestre.

Tuttavia non in tutte le zone climatiche si ragiona allo stesso modo. È importante capire le caratteristiche degli ambienti in cui si deve applicare il cappotto termico in modo da scegliere una soluzione coerente con le necessità imposte dal clima.

 

Il miglior isolante: il potere traspirante

Bisogna anche considerare anche il potere traspirante del materiale, ovvero la ‘resistenza di diffusione al vapore’ (“µ”); come per la conduttività termica, tanto più piccolo è questo valore, tanto più il materiale è traspirante.
Un materiale traspirante migliora l’isolamento termico in quanto riduce la possibilità che si crei condensa; l'aria infatti in assenza di convezione è un buon isolante termico ma perderebbe queste sue proprietà in presenza di acqua liquida (condensa sul muro).

Infine, a parità di caratteristiche fondamentali, si dovrebbe optare per coibenti atossici, durevoli  e resistenti al fuoco.

 

Posizione del cappotto: interno o esterno?

Il pannello può essere posizionato anche all’interno delle pareti, nel caso in cui non ci sia lo spazio per farlo all’esterno. In questo caso la temperatura interna può essere portata a regime più velocemente ma viene a mancare la capacità igrometrica dell’involucro.
Inoltre la rapidità nel raggiungere la temperatura di regime è controbilanciata da una altrettanto veloce perdita di temperatura al momento dello spegnimento dell’impianto. Insomma si perde in inerzia termica

Cose che non accadono se l'isolamento viene invece posto sul lato esterno delle pareti, come di solito accade. In questa seconda e più comune modalità le fluttuazioni della temperatura dell’aria e della temperatura superficiale risul­tano attenuate e l’ambiente impiega più tempo a riscaldarsi e raffreddarsi rispetto al caso precedente.

Attenzione: nella stagione estiva diviene fondamentale evitare, tramite appositi dispositivi di schermatura solare, che gli ambienti interni si surriscaldino. In tal caso infatti, la particolare posizione dello strato di isolamento termico rallenterebbe l’eliminazione del calore accumulato dalle masse interne dell’edificio.

In sintesi, il comportamento dal punto di vista energetico di involucri opachi di facciata dotati di un rivestimento a cappotto assicura indubbi van­taggi nel raggiungimento di elevati standard di risparmio energetico e nella realizzazione di "edifici a energia quasi zero", in quanto vi è la possibilità sia di realizzare uno strato di isolamento termico omogeneo e continuo che di adotta­re spessori tali da conferire all'edificio un comportamento energetico molto conservativo, minimizzare le dispersioni e privilegiare l’accumulo termico, riducendo quindi ai mini­mi termini il fabbisogno energetico.

 


Verifiche preliminari all'installazione

Ottenuti eventuali permessi edilizi comunali si tratta di predisporre uno spazio adeguato (i pannelli isolanti sono molto voluminosi) per il deposito dei componenti del sistema in cantiere.
L'installazione va organizzata considerando le previsioni metereologiche: il cappotto non va applicato con temperature al di sotto di 5°C, nè in giornate con forte vento, nè con temperature superiori ai 30°C su pareti irradiate dal sole.

 

Organizzazione spazio per i materiali in cantiere



► Deve essere disponibile, in cantiere, l'acqua (anche questa con una temperatura al di sotto dei 30°C) e l'energia elettrica

► Vanno verificate la planarità delle facciate su cui saranno posati i pannelli del rivestimento. La planarità va verificata sia in orrizzontale che in verticale

 

Come si applica il cappotto: fase 1 - La zoccolatura

Alcuni particolari vanno curati in modo particolare, come la zoccolatura a contatto con marciapiede o portici e la zoccolatura a contatto con il terreno.

Nel primo caso occorre fare attenzione ai danni meccanici e agli urti ma anche all'acqua piovana, che la colpirà con maggiore frequenza rispetto al resto dell'edificio.
Nel caso di zoccolatura a contatto con il terreno va pensata una trincea drenante in grado di allontanare l'acqua velocemente.

Nel caso di basamento a contatto con il marciapiede va realizzato il pavimento con una pendenza adeguata per smaltire l'acqua e non farla ristagnare nelle vicinanze del cappotto: il gelo invernale potrebbe far gonfiare e staccare i pannelli. 

 

Come si esegue la zoccolatura

 

L'isolamento termico della zona a contatto con il terreno va applicato all'esterno della guaina impermeabile (solitamente bituminosa) che riveste il marciapiede e sale, risvoltata, sulla parete. L'intonaco di protezione del cappotto, nella parte bassa,  deve essere realizzato con materiali resistenti, quindi con un rasante denso, applicato in più mani. 

Una accortezza che può sembrare ovvia: i pannelli al contatto con il terreno non devono trasmettere l'umidità dallo stesso nè devono essere in grado di assorbirla per capillarità. Ad esempio: se viene scelto il cappotto in fibra di legno, la fascia di base a contatto con il terreno andrà realizzato in altro materiale impermeabile. 

 

Fase 2 - La stesura del collante

Il collante per la posa del cappotto può essere applicato a macchina o a mano. L'importante è evitare nel modo più assoluto che ci sia circolazione d'aria tra il supporto ed il pannello. Il fissaggio deve quindi avvenire mediante stesura del collante a campo pieno ed uniforme se il pannello non rischia la deformazione. Nel caso, ad esempio di Eps, si preferisce la stesura a cordolo perimetrale e tasti di fissaggio. E' altrettanto valida a patto che il cordolo perimetrale non consenta la circolazione dell'aria sotto al pannello.
 

Metodo incollaggio EPS con cordolo e tasti.

 

A nostro avviso se si decide di utilizzare il sistema a cordolo perimetrale e tasti di fissaggio, questi ultimi devono essere almeno 3 per ogni pannello e con la dimensione minima di un palmo di una mano. Nell'altro caso si stenderà il collante con una spatola dentata e si fisseranno i pannelli finchè l'adesivo è fresco. 

Nel caso di EPS è da preferire il sistema di posa con cordolo perimetrale e punti. Mentre per la lana di roccia vanno bene entrambi i sistemi. 


 

Fase 3 - Disposizione dei pannelli 

I pannelli isolati vanno incollati a giunti strettamente accostati, sfalsati verticalmente, procedendo dal basso verso l'alto. La sfasatura verticale deve essere di almeno 25 cm. Tra un pannello e l'altro, come detto, non vi debbono essere fughe, eventuali fughe vanno riempite con l'applicazione di striscie dello stesso materiale isolante oppure con della schiuma poliuretanica a bassa densità.
Non vanno utilizzati i collanti per "stuccare" le fessure tra i pannelli !

 

Fase 4 - Tassellatura dei pannelli  

A nostro avviso è sempre da prevedere una tassellatura, anche se - teoricamente - è obbligatoria solo nel caso di supporto deteriorato. Sono importanti sia il tipo di tasselli, sia la loro collocazione. L'altezza dell'edificio ed il suo orientamento contribuiscono a determinare la quantità di tasselli da applicare. Questi assolvono ad una funzione fondamentale in caso di zone ventose ed è proprio per tenere conto dell'azione del vento che nelle zone perimetrali bisognerà aumentare il numero di tasselli applicati, secondo noi la frequenza di tassellatura è di almeno il doppio rispetto alle zone centrali del cappotto.

 

Tasselli applicazione

 

 

Fase 5 - Rasatura del cappotto

La scelta della rasatura dipende, fondamentalmente,  dalle caratteristiche del materiale isolante utilizzato. Anche in questo caso la rasatura può essere applicata a mano oppure a macchina. Va annegata la rete di armatura che si applica in fasce verticali, dall'alto verso il basso (non orrizzontali). La rete di armatura va sovrapposta di almeno 10 cm. sulle giunture e va annegata nell'intonaco senza pieghe.

A nostro avviso vanno sempre realizzati, in corrispondenza degli angoli di finestre e di porte-finestre, delle armature diagonali annegate nell'intonaco e fissate ai pannelli isolanti prima dell'applicazione della rasatura superficiale in modo tale che il bordo della striscia di rete sia posto sull'angolo direttamente a 45°. 

 

rete posizionata ad angolo sugli spigoli

 

Sempre per quanto concerne spigoli e angoli: l'intonaco di sottofondo va applicato in modo tale da poter annegare il profilo angolare ed il fianco della rete e si deve raccordare con la rete di armatura superficiale con una sovrapposizione di almeno 10 cm. 

 

Sovrapposizione spigoli

 

E se il cappotto si danneggia? 

Un'op­portuna resistenza meccanica nelle applicazioni a cappotto fa si che il sistema risponda in modo adeguato a tutte le sollecitazioni cui può essere soggetta la facciata di un edifi­cio (ad esempio: vento, pioggia, grandine, urti).

Quando si prevede che la facciata sia sottoposta ad urti significativi si pos­sono adottare delle soluzioni come l'impiego localizzato di rasature con doppia rete di armatura o a singola rete a maggior grammatura, oppure attraverso la realizzazione di una zoccolatura della base del cappotto creata mediante la posa in opera di una fascia di rivestimento in materiale lapideo o similare.

 

Cappotto e resistenza al fuoco

Analo­gamente a quanto avviene per ogni altra parte dell’edificio, anche l'involucro deve garantire un adeguato comporta­mento in caso d'incendio, limitando la sua propagazione e le pericolose conseguenze che ne derivano, al fine di assicurare l'incolumità e sicurezza agli utenti ed ai soccorritori.

Oggi ogni edificio, situazione, materiale, progetto o attività, può essere classificata in base all'indice di rischio; maggiore è l’indice tanto maggiori dovranno essere le misure da adottare per evitare l'innesco e la propagazione dell'Incendio.

SI parla, a tal proposito, di protezione attiva quando essa si basa sul prin­cipio dell’immediato riconoscimen­to dell'Incendio ed una tempestiva attivazione di impianti adibiti al suo spegnimento.

Fondamentale è inoltre l'aspetto relativo al grado di partecipazione di un materiale al fuoco al quale è sottoposto; l’utilizzo di materiali non combustibili deter­mina ovviamente vantaggi considerevoli In caso di Incendio per la loro capacità di ridurre l'entità dell'evento.

Per questo motivo tutti i materiali dotati di marcatura CE, vengono classificati in base alla loro reazione al fuoco, in accordo alla norma UNI EN 13501-1, attraverso un para­metro da riportare all'interno della Dichiarazione di Presta­zione del singolo prodotto.

Il sistema a cappotto in caso d'incendio, non risente particolarmente del fuoco qualora la parete di tamponamento abbia resistenza al fuoco E60- EF (o->l), ed i suoi vari componenti (isolante, tasselli di fissaggio, rasatura armata e finitura) appartengano a famiglie di materiali Incombustibili.

 

Comportamento igrometrico del cappotto

Un aspetto essenzia­le del comportamento delle soluzioni tecniche d'involucro è quello del controllo delle formazioni di condensa superficiale ed interstiziale che, oltre ad influire sulle condi­zioni di Igiene e salubrità degli ambienti, può avere influenza sulla prestazione energetica, nonché sulla durabilità e sull'a­spetto estetico delle soluzioni stesse.

Al riguardo va tenuto presente che la formazione di condensa avviene quando Il flusso di vapore acqueo, a seguito della progressiva di­minuzione della temperatura, giunge a saturazione e subi­sce una transizione di fase da vapore a liquido.

All'Interno degli ambienti abitati la condensazione del vapore acqueo può essere tollerata occasionalmente solo quando essa si formi su superfici impermeabili, come le piastrelle del ba­gno, della cucina o i serramenti. La normativa UNI EN ISO 13788:2013 impone perciò che la temperatura superficiale non scenda mai al di sotto dei valori critici (ovvero quelli che permettono la condensazione), fermo restando che tali valori vanno riferiti ad un tasso di umidità relativa non ano­malo da conseguirsi, ovviamente, per il tramite di adeguati ricambi d’aria.

 

Cappotto: eco-sostenibilità

Altro attore di estrema importanza è l'attenzione alla sostenibiità e all’eco-compatibilità del materiale al fine di evitare un consumo eccessivo di risorse non rinnovabili. I pannelli in lana di roccia, che noi consigliamo per il cappotto, sono creati a partire dalla roccia basalitica, elemen­to naturale, riciclabile e non a rischio esaurimento.

I residui dei processi di produzione vengono infatti trasformati e successivamente riutilizzati come materie prime.

 

Il cappotto da noi consigliato

Come già anticipato il cappotto che più consigliamo alla Fratelli Pellizzari - e dove vantiamo differenti realizzazioni di alta qualità - è il cappotto in lana di roccia. Questo consente di offrire al cliente, oltre che una prestazione isolante, anche una superba prestazione acustica e una resistenza al fuoco ai massimi livelli.

Va evidenziato, infatti, che sia in fase di progettazione che in fase di realizzazione deve essere posta particolare at­tenzione al controllo del benessere acustico negli ambienti interni.
Le soluzioni di rivestimento a cappotto possono contribu­ire in maniera significativa all'abbattimento del rumore ga­rantendo adeguati livelli di comfort all’interno degli edifici.

 

Conclusioni

La funzio­ne principale di un sistema di rivestimento a cappotto è quindi quella di aumentare il comfort ambientale interno al fine di ridurre sensibilmente il consumo di energia.

Que­sta soluzione nasce infatti come risposta alle due grandi crisi energetiche degli anni 70 e '80 che hanno obbligato progettisti e tecnici a prevedere sistemi avanzati in grado di conservare condizioni ambientali favorevoli a fronte di una spesa, energetica ed economica, minima.

Oggi il sistema di isolamento a cappotto, risponde a queste esigenze risolvendo numerose problematiche. Va detto anche che ogni edificio deve essere pensato  nella sua unicità, posizione e sezioni delle murature sono valori da tenere ben presente per progettare e realizzare un buon “sistema cappotto”, a regola d'arte.

Grazie per la lettura di questo articolo e vi lasciamo ad una carrellata di foto di cappotti termici. 

 




Stai per rivestire la vostra abitazione con un cappotto termico? Leggi questa piccola guida "CAPPOTTO: GLI ERRORI DA NON FARE" >>

Oppure

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Cappotto termico e cornici decorative in EPS - Bassano (Vicenza)

Tinteggiatura esterna della Chiesa di Selva di Trissino

Cappotto in eps in una casa a Vicenza

Cappotto in lana di roccia in una casa a Vicenza

isolamenti, cartongessi, colori responsabile Fratelli Pellizzari a Vicenza, Gambellara

Specializzazione: cappotti, cartongesso, pitture

 

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